About
Chi sono
Non ho ben chiaro come io ci sia arrivato. Sono numerose nella mia vita le svolte nelle passioni, le improvvise incursioni senza preavviso in campi ignoti, probabilmente preparate da una lunga incubazione inconscia. Di sicuro ho sempre amato il legno al di sopra di ogni altro materiale. Ma non so che cosa mi abbia portato a varcare la porta di un’utensileria torinese nel Novembre 2019, per portarmi a casa un tornio.
A posteriori credo sia stato un bisogno di concretezza, una necessità di vedere e toccare il frutto del proprio lavoro, ciò che nella psicoterapia si rivela sempre così elusivo o addirittura aleatorio. Tornare a pensare con le mani come i miei antenati, scendendo dai piani eterei della mente. Così la sorte mi ha benedetto e non ho rischiato di patir la noia nelle forzate clausure del lock-down. Calato in cantina ho cercato di imparare da autodidatta l’arte della tornitura e mi è stato impossibile sfuggire all’osservazione delle molte analogie con il lavoro di psicoterapia nelle dipendenze.
Così è nato BeingDrolu.
Il legno
Questi oggetti torniti sono ricavati da alberi crollati per malattie e intemperie, per potature o abbattimenti altrui. L’obiettivo saliente quando lavoro al tornio è sempre quello di cercare di estrarre bellezza dall’imperfezione, dal trauma, dalla malattia. Come nel lavoro psicoterapeutico che pratico ormai da più di 30 anni. I tronchi sono stati da me raccolti nel corso di gite sulle colline torinesi o sulle Alpi. Nessun albero è stato abbattuto per trarne ciotole. Ho iniziato a tornire qualche anno fa, per pura curiosità, forse per l’esigenza di bilanciare le troppe ore di lavoro puramente mentale ed emotivo, maneggiando invece un materiale solido e tangibile come il legno.
Per ravvivare l’aspetto di un pezzo sarà sufficiente qualche carezza con un panno bagnato di olio di semi. Trattandosi di legno vivo, a volte lavorato “verde”, potrebbero crearsi deformazioni o piccole crepe. Cercate di accettarle amorevolmente, come dovremmo fare con i nostri difetti emergenti e le nostre fragilità. Se non ci riuscite, cercate una buona stufa o un caminetto, ma date degna combustione a chi ha faticato decenni per crescere con tenacia. Piuttosto seppellitelo in un bosco dove rapidamente tornerà ad essere humus. Solo non gettatelo nell’indifferenziato, sarebbe un gesto orribile. Ogni pezzo porta con sé la storia della propria crescita e come tale andrebbe onorato.